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Scheda argomento

Necropoli ad Duas Lauros

Un grande paesaggio funerario romano

🎬 Entra nella scena

Prima del mausoleo

Facciamo un salto indietro nel tempo… Immagina questo punto della città senza palazzi, senza traffico. ai-due-lauri

Sì, perché i palazzi che vedi ora a Torpignattara sono recentissimi: hanno meno di un secolo. Per gran parte della storia qui era campagna aperta.

In epoca romana, sullo sfondo si vedevano le mura della città di Roma, verso Porta Maggiore. Qui c'era l’Agro romano: campi, vigne, grandi proprietà. Al posto dell’attuale Casilina passava la via Labicana, una strada consolare percorsa da viaggiatori e carri.

Proprio qui passavano anche cortei funerari: l’area era una necropoli, un grande cimitero lungo la strada, fuori dalla città.

Poi, secoli dopo: un imperatore costruisce sopra il Mausoleo. Scopriamo cosa c'era prima, e perché adesso non c'è più.

🧭 Come cambia il luogo

Stesso spazio, usi diversi

Per molto tempo questo è un luogo di sepoltura lungo la strada, dove vengono sepolte persone di provenienze diverse e, in un certo periodo, anche i membri della guardia a cavallo dell’imperatore, gli equites singulares Augusti.
Nello stesso periodo, sotto terra, si sviluppano le catacombe cristiane.

Per un certo tempo, quindi, nello stesso punto si sovrappongono pratiche diverse: tombe lungo la strada, sepolture militari, cimiteri cristiani scavati nel sottosuolo.

Nel IV secolo, con l'Imperatore Costantino, questo equilibrio si rompe. Sopra quest’area vengono costruiti una basilica dedicata ai martiri e un mausoleo imperiale.

Le tracce precedenti non scompaiono del tutto, ma passano in secondo piano dentro un nuovo progetto religioso e politico.

🧩 Oggetti e spazi che parlano

L'ara di Marius Alexander

L'ara di Marius Alexander

Le tracce di questa necropoli non sono scomparse del tutto: alcune sono arrivate fino a noi sotto forma di iscrizioni funerarie. Oggi, nell’antiquarium del Mausoleo di Sant'Elena, puoi osservare da vicino alcune di queste testimonianze. Ad esempio, questa ara funeraria in marmo, conservata nell’antiquarium, risale tra II e III secolo d.C. ed è dedicata a un cavaliere della guardia imperiale, ricordato dai suoi eredi.

In alto compare una scena di banchetto funebre; più in basso si vede un servitore che tiene per le redini due cavalli bardati. È un dettaglio importante, perché Marius Alexander era un duplicarius, cioè un ufficiale con paga doppia e con una dotazione di due cavalli.

L'iscrizione ci dice anche che proveniva dalla Syria, una provincia romana che corrisponde più o meno all'attuale Siria. Marius aveva servito a lungo nella turma di Vitalis, un comandante. In poche righe, questa epigrafe racconta una vita fatta di spostamenti, carriera militare e incontro tra culture diverse dentro l'impero romano.

🌍 Da ieri a oggi

Cosa ci racconta una lapide?

Un'iscrizione come quella di Marius Alexander ci fa capire che l'impero romano non era un mondo fermo e chiuso, ma una realtà attraversata da spostamenti continui. In poche righe leggiamo il nome di una persona, la sua origine mediorientale, il suo ruolo militare e il fatto che visse e fu sepolto lontano dal luogo in cui era nato.

Anche oggi molte città sono fatte di persone che arrivano da luoghi diversi, lavorano in contesti lontani dalla propria terra d'origine e costruiscono nuove appartenenze. Per questo le epigrafi non parlano solo di morte: parlano anche di mobilità, identità e incontri tra culture.

Per gli archeologi e noi tutti, questi oggetti sono preziosi proprio perché ci restituiscono persone reali. Dietro la pietra incisa non c'è un testo dotto e antico, ma una storia di viaggi, lavoro, potere e memoria che può farci riflettere sul presente.

Approfondimento PRO

Se vuoi alzare il livello del racconto

Questa parte non serve per orientarti. Serve se il tuo gruppo vuole trovare un taglio più preciso, più forte o più ambizioso per raccontare la necropoli senza limitarsi al riassunto.

Un nome che nasce dal paesaggio Luogo

Ad duas lauros significa “presso i due allori”. Probabilmente il nome nasce da due alberi reali, visibili lungo la via Labicana, usati come punto di riferimento nel paesaggio.

Ma non è l’unica possibilità. Nell’antica Roma il lauro era anche un simbolo imperiale: due allori segnavano la casa di Augusto. Per questo alcuni studiosi pensano che il nome indicasse una proprietà legata al potere imperiale, più che semplicemente due piante.

Nell’immaginario romano erano piante sacre, legate ad Apollo, alla vittoria e alla fama. Corone di alloro venivano indossate da generali, poeti e vincitori: erano un segno di prestigio, di gloria, ma anche di relazione con il divino. Anche oggi in Italia è tradizione far indossare una corona d'alloro ai neolaureati.

Non sappiamo con certezza quale sia l’origine esatta del nome ad duas lauros. Ma tutte le ipotesi dicono la stessa cosa: questo non era un luogo qualsiasi. Era un luogo riconoscibile, importante, già carico di significato prima del mausoleo. Alloro-Laurus-nobilis

La cronologia Tempo

La necropoli ad duas lauros non nasce come un singolo cimitero, ma come un paesaggio funerario che si forma nel tempo. Lungo la via Labicana sono documentate sepolture già in età repubblicana (III–II secolo a.C.) e poi senza soluzione di continuità per tutta l’età imperiale, con tombe semplici, recinti funerari e colombari appartenenti a persone di condizioni diverse.

Tra il II e il III secolo d.C., una parte dell’area viene utilizzata anche per la sepoltura degli equites singulares Augusti. Questo uso non sostituisce i precedenti, ma si inserisce in un contesto già attivo e articolato. Nello stesso periodo, nel sottosuolo, si sviluppa un cimitero cristiano, che sarà poi conosciuto come le catacombe dei santi Marcellino e Pietro. Per un certo tempo, quindi, nello stesso spazio convivono pratiche funerarie diverse: sepolture lungo la strada, necropoli militare e cimiteri cristiani scavati nella terra.

Dopo la vittoria su Massenzio nel 312 d.C. nella battaglia di Ponte Milvio, Costantino scioglie il corpo degli equites singulares Augusti, che aveva combattuto al fianco del suo avversario. Con la fine di questo reparto, anche la necropoli legata ai soldati smette progressivamente di essere utilizzata. L’area entra così in una nuova fase: alcune strutture vengono abbandonate, altre trasformate o inglobate nei nuovi interventi.

Cancellazione simbolica

Con l’abbandono della necropoli e la trasformazione dell’area, anche la memoria degli alleati di Massenzio, caduti in disgrazia insieme allo sconfitto imperatore, si affievolì nel tempo. A volte basta abbandonare un luogo perché la sua storia venga lentamente dimenticata, senza bisogno di distruggerlo.

Tra il 315 e il 326 d.C., Costantino interviene direttamente su quest’area, che fa parte della proprietà imperiale (fundus Laurentinus), collegata al palazzo del Sessorium. Qui, sopra la catacomba dei martiri, costruisce una grande basilica dedicata ai santi Marcellino e Pietro e un mausoleo dinastico destinato alla sepoltura della madre Elena.

Il luogo non smette di essere legato alla morte e alla memoria, ma cambia forma e significato: da necropoli diffusa diventa un centro monumentale cristiano, in cui culto dei martiri, memoria imperiale e architettura si intrecciano.

L'iscrizione per Marius Alexander Persone

Se vuoi approfondire la lapide di Marius, questo è il posto giusto. Intanto ecco il testo in latino e la sua traduzione in italiano:

Testo latino

D(is) M(anibus). Mario Alexandro, d(uplicarius) eq(uitum) s(ingularium) imp(eratorum) nn(ostrorum), t(urma) Vitalis, natione Sur(us). Vix(it) an(nis) XL, m(ilitavit) an(nis) XXVI. H(eredes) Aur(elius) Berulus et Iulius Mar(---) b(ene) m(erenti) f(ecerunt).

Traduzione

Consacrato agli Dei Mani. In memoria di Mario Alessandro, ufficiale dei cavalleggeri scelti dei nostri imperatori, della turma di Vitale, di origine siriaca. Visse quarant'anni e prestò servizio per ventisei anni. Gli eredi Aurelio Berulo e Giulio Mar(---) fecero il monumento al defunto benemerito.

Sicuramente nell’epigrafe di Marius compaiono elementi che oggi non sono immediati da capire.

All’inizio leggiamo D.M., Dis Manibus: significa “agli Dei Mani”. I Mani erano gli spiriti dei defunti, e per i Romani rappresentavano una presenza importante da onorare e ricordare. Per questo motivo, questa formula compare all’inizio di moltissime iscrizioni funerarie.

Un’altra cosa che può aver attirato la tua attenzione sono i trattini nelle parole. Non indicano una pausa né un danno della pietra: servono a mostrare che una parola è abbreviata o non scritta per intero. Gli studiosi li usano per rendere leggibile il testo e suggerire come poteva essere completato.

Domande per pensare

Spunti per il gruppo

  • Se questo luogo è stato usato da gruppi diversi nel tempo, secondo te cosa resta davvero di ciascuno? Cosa si perde?
  • Marius Alexander lo conosciamo solo grazie a una lapide: quante storie simili pensi che siano andate completamente perdute?
  • Quando un potere nuovo trasforma un luogo (come fa Costantino), sta solo costruendo qualcosa… o sta anche decidendo cosa far dimenticare?