Gli hi-Storia labs school sono laboratori didattici, realizzati dal team di hi-Storia, rivolti a studenti di scuole primarie e secondarie. L’obiettivo è realizzare in classe un dispositivo hi-Storia su un bene culturale della città in cui ha sede la scuola e di coinvolgere i ragazzi nella preparazione dei contenuti multimediali e delle componenti tecnologiche.
Porta a scuola le tecnologie per i beni culturali!

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14 testi brevi da scrivere. Gruppi da 2 persone per ogni testo

  • Introduzione storica
  • Contesto urbanistico
  • Pianta  e alzato
  • Ingresso principale
  • Cupola e lanternino
  • Monumento ai caduti
  • Cupola e lanternino
  • Cripta
  • Affreschi della cripta
  • Interno
  • Il tesoro di San Flaviano
  • Altare maggiore e crocifisso
  • Statua della Madonna, Crocetti
  • Via crucis di Aligi Sassu
  • Fonte battesimale, Coccia
  • Statua di San Flaviano e storia di san Flaviano

Avvenimenti storici

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Cronologia

1438: Francesco Sforza saccheggia e conquista l’abitato di San Flaviano

1443: Giosia Acquaviva riconquista la città

1447: i veneziani compiono un attacco

1456 e 1461: terremoti che colpiscono il teramano e l’aquilano

1460: scontro tra gli aragonesi (Alessandro Sforza e Federico da Montefeltro) contro angioini di Giacomo Piccinino. Gli aragonesi abbandonano il campo e mettono a ferro e fuoco il borgo di San Flaviano.

1467: nuovo saccheggio ad opera di Matteo di Capua che lo restituisce a Giulio Antonio Acquaviva

Giulio Antonio Acquaviva, figlio di Giosia, aveva ereditato un ducato molto instabile che si estendeva tra Ascoli, Teramo e Atri.

Nel 1456 aveva sposato Caterina Del Balzo Orsini, figlia del principe di Taranto, che aveva come dote il feudo di Conversano. In un primo tempo risiede a Napoli e si occupa della gestione dei feudi pugliesi; alla morte del principe di Taranto, cerca di recuperare i domini abruzzesi, formalmente suoi ma difficili da riprendere, e intorno al 1469-70 pensa di fondare un nuovo centro abitato, nei pressi dell’antica città di San Flaviano.

1472-73: Giulio Antonio Acquaviva emana un diploma per richiamare la popolazione nella neonata città, offrendo un appezzamento edificabile dentro le mura e un terreno coltivabile fuori le mura. Le misure prese non sono sufficienti ad avviare il progetto, per cui decide di incentivare l’inurbamento con esenzioni fiscali e l’impunibilità dei reati per debiti.

1477: il vescovo Campano fece realizzare l’iscrizione sulla porta marina

1480 circa: Giulio Antonio Acquaviva avvia la costruzione di Santa Maria in Piazza, nel centro della cittadina Giulia, a breve distanza dall’antico abitato di Castel San Flaviano, messo a ferro e fuoco dagli invasori turchi e dagli aragonesi.

1481 Giulio Antonio muore a Otranto, cercando di difendere dai turchi la città. Andrea Matteo Acquaviva viene insignito del titolo di conte di Giulia.

1507: dopo gli anni di prigionia, Andrea Matteo fece erigere un mausoleo per i genitori a Conversano e promosse il culto della Madonna dello Splendore a Giulia.

1521: Andrea Matteo paga 40mila ducati per la città di Teramo e non ha fondi per continuare i lavori nel centro di Giulia, che viene ripetutamente ipotecato.

1529: morte di Andrea Matteo. Nel testamento non fa riferimento nel dettaglio ai suoi possedimenti.

Metà ‘500: la chiesa di Santa Maria in piazza viene dedicata a San Flaviano, le cui spoglie conservate in una chiesa di Castel San Flaviano vennero traslate nella nuova struttura.

Tra il Seicento e il Settecento la città si sviluppa, fino ad ospitare 350 fuochi. Con l’invasione francese il palazzo ducale acquaviviano viene distrutto.

‘800: ci sarà una ripresa demografica, ma con la scomparsa di mura, torri difensive e nuove costruzioni.

1948: restauro e consolidamento dell’edificio; asportazione delle decorazioni barocche all’interno del duomo, per riportarlo alla purezza di fine ‘400.

Quale ruolo svolge la nuova città di Giulia?

  •  Baluardo di difesa e di attacco, con controllo sulle vie di comunicazione
  •  Centro amministrativo del ducato
  •  Centro religioso del ducato

Con l’invasione degli angioini, il ruolo del ducato atriano diventa marginale; saranno le fortezze di Civitella, Pescara e L’Aquila le principali piazzeforti del regno.

Perché si chiama Giulia?

Esattamente come Pienza, che prende il nome da papa PIO II, anche Giulianova assumerà il nome del suo fondatore, Giulio Antonio Acquaviva.

Quanto “costò” San Flaviano?

Gaetano Ciaffardoni, nel XIX secolo, diceva che la costruzione della chiesa era costata ben 40000 colonnate, ovvero ducati. Sembrerebbe eccessiva come cifra per un solo edificio, perché la chiesa di San Bernardino a L’Aquila aveva ricevuto offerte per 20mila ducati, mentre le mura di Napoli erano costate 30mila ducati. Forse i 40mila ducati sono la cifra che Giulio Antonio ha speso per l’intera edificazione e mantenimento del nuovo centro abitato.

Quando avvenne la costruzione?

La fondazione avviene per volere di Giulio Antonio Acquaviva, ma i lavori proseguirono durante la reggenza del figlio Andrea Matteo. Sappiamo che nel 1508 la chiesa era ancora incompleta, ma dovette essere conclusa verosimilmente entro gli anni ’30 (1525-27), prima dell’epidemia di peste e della confisca del feudo ad opera di Ascanio Colonna.

Da dove venivano i primi abitanti di Giulia?

Dalla Lombardia, Grecia, Albania, Ragusa, Marche, Veneto e Romagna.

Il Duomo: caratteristiche

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1)     Edificio a pianta ottagonale su due livelli: chiesa e cripta, con ingressi autonomi

2)     Il raccordo tra il corpo di fabbrica e la cupola avviene grazie un tamburo, alla cui base è stata inserita una cornice con beccatelli in laterizio

3)     Ad ogni lato dell’ottagono sono state inserite paraste che svolgono la funzione di contrafforti

4)     La sacrestia, e la conseguente connessione con il tessuto urbano, è stata realizzata nella seconda metà del Cinquecento

5)     L’ingresso principale si trovava sulla piazza, probabilmente c’era un portale in pietra con elementi decorativi e una scalinata d’accesso

6)     La copertura con embrici invetriati di colore azzurro non è attesta da fonti documentarie, ma doveva far riferimento ad un’usanza diffusa nel teramano per la decorazione sommitale dei campanili.

7)     La cripta, o chiesa inferiore, si suddivide in un ambiente centrale ottagono, con otto pilastri, e un deambulatorio voltato a botte. I pilastri sono in laterizio e rivestiti in pietra.

La pianta

Edificio a pianta ottagonale su due livelli: chiesa e cripta, con ingressi autonomi.

Cos’è la pianta centrale?

Gli edifici religiosi possono avere la pianta longitudinale o la pianta centrale. Quella centrale è inscrivibile in un cerchio o in un quadrato e presenta una simmetria centrale. Nel Rinascimento molti architetti hanno costruito edifici a pianta centrale ispirandosi all’architettura romana e altomedievale.

Tre esempi di monumenti a pianta centrale:

  •        Pantheon
  •        Mausoleo di Teodorico
  •        Battistero di Firenze

L’alzato

La costruzione si attribuisce a Francesco di Giorgio Martini, architetto senese che lavorò per Federico da Montefeltro tra Urbino e San Leo, seppur non ci siano fonti certe che attestino la sua presenza in Abruzzo. La struttura ricorda le fortificazioni a scopo militare, in cui beccatelli e caditoie avevano uno scopo difensivo.

Cosa vediamo sull’edificio?

  •        lesene angolari che svolgono la funzione di contrafforti
  •        un giro di caditoie e beccatelli sotto il tamburo
  •        otto finestre nel tamburo
  •        Sei finestrelle nella lanterna

L’ingresso

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L’ingresso principale è preceduto da una scalinata che serve a colmare il dislivello tra corso Garibaldi e Piazza Buozzi. In origine l’accesso a San Flaviano doveva trovarsi sulla piazza principale, proprio di fronte al Palazzo Ducale in cui risiedeva la famiglia degli Acquaviva, i duchi di Atri e Conversano. Probabilmente l’ingresso venne spostato a sud per consentire la costruzione della sagrestia, da addossare ad un lato della chiesa, proprio come la vediamo oggi. Di conseguenza venne spostato l’altare maggiore di fronte alla porta d’ingresso.

Monumento ai caduti

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La lapide commemorativa, dedicata ai caduti della prima guerra mondiale (1915-18), è stata murata all’esterno del duomo di San Flaviano. Nella tabella centrale sono inseriti 100 nomi dei caduti giuliesi, scomparsi durante la 1° guerra mondiale.

In alto un’aquila ad ali spiegate realizzata da Ulderico Ulizio, allievo di Raffaello Pagliaccetti; sulle cornici in marmo si trovano rami di quercia e d’ulivo. La quercia simboleggia la forza e la dignità; l’ulivo incarna la volontà di pace sia all’interno della nazione che nei rapporti internazionali.

Il monumento è stato realizzato tra il 1935 e il 1936, come si legge nell’epigrafe, e conserva un simbolo fascista: la figura allegorica accanto alla donna alata, simbolo della Vittoria, regge tra le braccia un  fascio littorio.

Frasi:

Se non dà frutti il sangue che val loria d’allori? Se libertà non germina che val d’armi virtu?

Giulianova, alla sua centuria di prodi morti per la patria

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Cupola e lanternino

La cupola è a calotta emisferica, poggia su un tamburo ottagonale alto due metri che viene chiuso da una cornice dentellata. L’emisfero interno è raccordato alla cupola con pennacchi sferici, l’esterno la curvatura subisce una variazione che permette di raccordare la base alla lanterna.

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Tre esempi di cupole famose:

  •        San Pietro, Roma
  •        Santuario della Madonna di Loreto, Ancona
  •        Santa Maria del Fiore, Firenze

Il rivestimento della cupola è ottenuto con gli embrici, tegole dalla forma semicircolare che vengono disposte in senso concentrico fino a coprire del tutto la superficie voltata.

Il tesoro di San Flaviano

reliquiario

1)  CROCE RELIQUIARIO

Datazione: XVI secolo, con smalti medievali

La base di rame dorato è decorata a sbalzo con rosette a quattro petali.

Gli smalti applicati sulla croce rappresentano angeli incisi a bulino su fondo blu; si tratta di smalti champlevé, una tecnica molto diffusa in Francia a partire dal ‘300. Molto probabilmente gli smalti appartenevano ad un altro oggetto più antico e sono state riutilizzati in questa croce.

2)  CROCE REILIQUIARIO A FORMA DI BRACCIO

Datazione: 1394

Committente: Antonio di Pietro di Corropoli, arciprete di San Flaviano e successivamente vescovo di Teramo

Autore: argentiere Bartolomeo di ser Paolo da Teramo

Conserva reliquie di San Biagio, antico patrono di Teramo

Descrizione: reliquiario anatomico a forma di braccio con mano benedicente. La base è in rame dorato e presenta una decorazione a traforo e motivi vegetali incisi; il braccio è inargento. Una scritta a caratteri gotici corre attorno alla base e dice “benedicat vos Deus Pater et Filius et Spiritus S(anctus)

3)  CASSETTA RELIQUIARIO

Datazione: prima del 1481 (morte di GIuliantonio)

Conserva le reliquie di San Flaviano, patrono di Giulianova

Autore: anonimo

Sul coperchio lo stemma degli Acquaviva, circondato da una corona d’alloro e da nastri.

Fronte: San Flaviano benedicente con pastorale e mitria, ai lati due oranti in ginocchio; si tendeva a identificarli Giulio Antonio Acquaviva e la moglie Caterina Orsini, anche se negli anni ’80 avevano ormai raggiunto la matura età. Le figure sono a sbalzo. Si pensa piuttosto al figlio Andrea Matteo III e moglie Isabella Piccolomini, sposatisi nel 1480.

Inizialmente era conservata sotto la mensa d’altare, oggi è visibile soltanto in occasione della festa patronale.

La cripta

La cripta o chiesa inferiore è suddivisa in due parti:

  • al centro un ambiente con volta a ombrello
  • intorno un ambulacro circolare scandito da pilastri.

Cosa rimane nella cripta?

1)     Una mensola-capitello con testina angolare

2)     Un piccolo tabernacolo laterizio

3)   Un ciclo decorativo ad affresco, incompleto. Si distinguono le seguenti scene:  putto alato che regge un drappo, probabilmente connesso ad una Madonna della Misericordia realizzata in un primo momento e scene di battesimo e natività, di fattura popolare, riferibili ad una fase successiva.
L’interno e le opere

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L’interno ha sei nicchioni curvilinei, uno per ogni parete libera con copertura a catino, che in passato ospitava una conchiglia. Con i restauri del 1948 sono stati eliminati arredi e decorazioni di epoca barocca, per riportare l’edificio all’originaria purezza rinascimentale. Le teorie di restauro contemporanee prevedono il mantenimento di tutte le fasi storiche di un edificio, piuttosto che la distruzione di una o più parti ritenute meno importanti dal punto di vista stilistico.

Venanzo Crocetti: biografia

Nato nel 1913, si trasferisce a Roma dove inizia la carriera di scultore. Partecipa negli anni ‘30 a mostre internazionali e nel 1949 vince il concorso per le porte bronzeee di San Pietro a Roma, lavoro che durò 15 anni. Le opere più famose sono: Giovane cavaliere della pace e l’Annunciazione sull’ingresso posteriore del duomo di Teramo.

Francesco Coccia: biografia

L’artista nasce nel 1902 a Palestrina, piccolo centro della provincia romana. Studia all’Accademia di Belle Arti di Roma, specializzandosi da subito nell’arte scultorea ed entra in contatto con Alfredo Bigini ed Arturo Martini, importanti figure della scultura italiana del Novecento. Coccia sviluppa una tecnica prevalentemente bidimensionale, sfruttandola in particolar modo nelle numerose decorazioni architettoniche-monumentali realizzate nel corso della sua carriera. Nel 1948 è chiamato a dirigere la V Quadriennale Nazionale d’arte di Roma. Due anni dopo compie per il mausoleo delle Fosse Ardeatine il grandioso gruppo dei Martiri. L’artista consolida la propria carriera nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta. Sul finire degli anni Sessanta Coccia si trasferisce in Svizzera e nel 1971 tiene due importanti personali a Biarritz e Parigi. Si spegne quindi dieci anni più tardi a Montana Crans-sur-Sierre.

Madonna con bambino

Materiale: pietra

Scutore: Venanzo Crocetti

Crocifisso (1959)

Materiale: bronzo

Scultore: Venanzo Crocetti

Battistero

Materiale: travertino e bronzo

Soggetto: Angeli in volo e battesimo di Gesù

Scultore: Francesco Coccia

Glossario dei termini tecnici

Altare

Arredo fisso della chiesa cristiana sin da 4° secolo,  l’altare presenta tipologie specifiche, dapprima piuttosto semplici:

– l’altare a mensa, costituito da una lastra (la mensa, fig. A) in pietra o marmo

– l’altare a cofano, in cui la mensa poggia su una cassa rettangolare (fig. B)

l’altare a blocco, in cui la lastra è sostenuta da un blocco di muratura di pari dimensioni (fig. C) da addossare alla parete. A partire dal Medioevo si diffonde l’uso di porre sull’altare una statua, un rilievo o un dipinto; dall’elaborazione di questi elementi si sviluppa il dossale: una struttura in muratura, marmo o stucco, che incornicia l’immagine sacra e forma una struttura unitaria di tipo architettonico insieme con la mensa.

– dopo il Concilio di Trento, sull’altare è posto il tabernacolo eucaristico: di forme via via più complesse, spesso in forma di piccolo tempio, di dimensioni a volte monumentali (fig. D)

L’altare è associato alle reliquie dei martiri, poste nello spessore della mensa o nel pavimento sotto l’altare, in un vano comunicante con l’esterno mediante un’apertura, detto fenestella confessionis. Talvolta la mensa ha per sostegno un sarcofago o una vasca, motivo diffuso a partire dal Rinascimento. L’altare può essere ornato sulle facce del supporto da complesse decorazioni, rilievi, intarsi, rivestimenti di materiali preziosi. La faccia anteriore può avere un rivestimento decorativo mobile, di tessuto, legno o altri materiali, detto paliotto.

Nella parte retrostante della mensa può trovarsi il gradino d’altare, struttura a uno o più gradini per i candelieri e la croce.

altare

Ambulacro

Passaggio a corridoio; ambiente secondario, coperto, per lo più a portico, sviluppato nel senso della lunghezza, e di varia pianta (circolare, absidale, ecc.), in relazione alla sua funzione, che è per lo più di disimpegno.

Beccatello: mensola di pietra o legno, sporgente dal muro a reggere una struttura architettonica soprastante. Nelle strutture militari era destinato a battere dall’alto gli assalitori avvicinatisi al piede delle muraglie.

Caditoia: apertura nelle merlate dei castelli da cui si lanciavano pietre o altro ai nemici
Cupola
Elemento espressivo dell’architettura romana, dalla sala ottagona della Domus Aurea alla struttura nervata del Tempio di Minerva Medica (fig. A), la copertura a cupola si trova in vari edifici paleocristiani a Roma, a Milano, a Gerusalemme, a Ravenna. Dal 6° sec. il sistema di copertura a cupola si sviluppa soprattutto nell’area bizantina in un complesso rapporto con la tradizione romana e con il mondo cristiano orientale (cupola di S. Sofia a Costantinopoli; fig. B). Il rapporto con l’arte bizantina è evidente nelle cupole islamiche (fig. C), ma dal 10° sec. le innervature ad arco si moltiplicano in un caratteristico gioco d’intrecci. Nell’Occidente medievale la c., spesso nascosta nel tiburio, sembra confinata alla copertura di edifici religiosi particolari come i battisteri (fig. D). Dal Quattrocento, con la soluzione fornita da F. Brunelleschi per la c. di S. Maria del Fiore a Firenze (fig. E) e poi con le ricerche incentrate sulla c. di S. Pietro a Roma (fig. F), la c., nella sua forma estradossata, viene a caratterizzare lo scenario urbano. L’uso di nuovi materiali (ferro, cemento armato) ha permesso, dall’Ottocento, soluzioni innovative

cupola

Articolo di approfondimento sulla storia della cupola:  http://www.treccani.it/enciclopedia/la-sfida-della-cupola_%28Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica%29/

Cripta

Ambiente sotterraneo che nelle chiese medievali è posto sotto il piano del presbiterio. Solitamente accoglie le spoglie di un santo e/o sepolture.

Embrice

Tegola piana a bordi ripiegati ad angolo. La parola embrice deriva dal latino “imbrex”, una copertura che ripara gli edifici dalla pioggia, proprio come gli ombrelli.

Lanterna o lanternino

In architettura, elemento terminale di molte cupole, costituito da una specie di piccolo tiburio a pianta centrale, di forma non dissimile da quella di una lanterna per illuminazione; foggiata per lo più come un’edicola rotonda o poligonale, sormontata da una copertura cuspidale e da motivi terminali decorativi, è munita di finestre, e costituisce la sorgente luminosa centrale della cupola.

Lesena

Semicolonna o semipilastro addossato alla parete che non svolge funzioni portanti.

Monumento ai caduti

È un monumento che commemora, preservandone la memoria, i caduti nell’adempimento del loro dovere militare. Può avere forma più complessa comprendendo elementi architettonici e scultorei (monumento), o più semplice e dimessa (lapide commemorativa); in entrambi i casi prevede sempre un’iscrizione con i nomi dei caduti, generalmente in ordine alfabetico, con un riferimento alla generalità delle vittime connesse all’evento commemorato o al luogo dove sorge.

Le lapidi commemorative sono poste solitamente sul muro di una chiesa o di un luogo di importanza civile e sono realizzate in materiali durevoli, come il marmo e bronzo.

Sono costituite da:

  • un elenco dei caduti locali corredato di date
  • una breve epigrafe in cui si mette in evidenza il legame tra la collettività e i propri “eroi” caduti in guerra
  • un fregio decorativo o una lampada votiva in metallo, che simboleggia la “fiamma perenne” della memoria.

Sito web per il centenario della Prima Guerra Mondiale: http://luoghi.centenario1914-1918.it

Mitra

Copricapo formato da due triangoli di tessuto, uniti nella parte inferiore con due bande pendenti sul retro. Nella liturgia cristiana, la mitra è portata nelle funzioni liturgiche solenni dal papa, dai cardinali e dai vescovi (ai quali compete per diritto) e da abati, prelati e canonici, in forza di particolari privilegi.

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Nicchia

Incavo nello spessore di un muro, generalmente a pianta semicircolare, poligonale o rettangolare, terminato in alto con un quarto di sfera (catino o calotta). Costituisce per lo più un elemento decorativo, destinato ad accogliere una statua o altri oggetti ornamentali o di culto.

Pastorale

Bastone simbolico, parte delle insegne pontificali proprie del vescovo e (per privilegio) di alti prelati (come, per es., gli abati). Viene consegnato al vescovo nel rito di ordinazione.

Presbiterio

Parte della chiesa in cui si trova l’altare

Rinascimento

Movimento e periodo storico-culturale che ebbe inizio in Italia intorno alla metà del sec. 14° e si affermò, estendendosi a tutta l’Europa centro-occidentale, nel sec. 15°, fino alla metà del Cinquecento, e che fu appunto caratterizzato dal «rinascere», dal rifiorire delle lettere e delle arti, di una concezione filosofica ed etica più immanente e antropocentrica, della scienza e in genere della cultura.

Tamburo

Struttura muraria cilindrica o poligonale su cui poggia la cupola.

Bibliografia

  • Il duomo di San Flaviano, Sandro Galantini
  • Mario Bevilacqua, Giulianova: la costruzione di una città ideale nel Rinascimento, Electa
  • DAT (Documenti dell’Abruzzo teramano), vol. II, Dizionario Topografico v. Giulianova

bibliografia