A Nizza, per quattro anni, studentesse e studenti di una scuola francese hanno lavorato sul patrimonio romano della Costa Azzurra realizzando dispositivi tattili e sonori destinati anche a visitatori ciechi e ipovedenti. Allievi di 12-13 anni hanno studiato monumenti nizzardi (e non solo), scritto e registrato contenuti in lingua italiana, progettato supporti accessibili e visto il proprio lavoro entrare per cinque anni nel percorso espositivo pubblico del Museo archeologico di Nizza-Cimiez, uno dei più importanti musei archeologici del sud francese.
Il progetto è stato portato avanti in primo luogo da una realtà associativa, il Co.A.L.C.It. (Comitato per le Attività Linguistiche e Culturali Italiane) di Nizza. Il Coalcit ha anche una natura istituzionale, in quanto Ente di promozione della lingua e cultura italiana, quindi emanazione del Ministero degli Esteri italiano. Il Co.A.L.C.It. ha raccolto attorno a se il Collège International Joseph Vernier (scuola pubblica equivalente dei nostri Istituti Comprensivi), il già citato museo, alcune associazioni impegnate nel campo della disabilità visiva e la comunità italiana locale. E ovviamente il nostro team :)



Il progetto non nasce da un bando o da un avviso specifico sui Patti educativi, ma dalla continuità di una collaborazione già consolidata, capace di raccogliere attorno alla proposta di Hi-Storia bisogni e competenze diverse: la promozione della lingua italiana del Co.A.L.C.It., il lavoro scolastico del Collège International Joseph Vernier, la mediazione culturale del Museo archeologico di Nizza-Cimiez, le competenze delle associazioni impegnate nell’accessibilità visiva e il contributo tecnico-didattico di Hi-Storia.
Il patrimonio romano come materia di lavoro
Le studentesse e gli studenti hanno lavorato alla valorizzazione di tre monumenti della Costa Azzurra: le terme romane di Nizza, l’anfiteatro romano di Cimiez e il Trofeo delle Alpi a La Turbie. Tra dispositivi tattili che permettono la fruizione d’informazioni da parte di utenti non vedenti, ma utilizzabili anche da utenti normodotati, che possono ascoltare con immediatezza e facilità le informazioni sui tre monumenti. Seguendo la metodologia di Hi-Storia, ogni monumento è diventato il punto di partenza per un percorso completo: studiare il bene culturale, selezionare le informazioni più importanti, trasformarle in un racconto accessibile, registrare contenuti audio in lingua italiana e progettare un supporto tattile capace di accompagnare la visita. Per un patrimonio culturale visto come materia viva di apprendimento, nonché materia prima di espressività sia in campi umanistici che tecnici.



Un percorso con e per i luoghi della cultura
Un ruolo decisivo è stato svolto dal Museo archeologico di Nizza-Cimiez, che ha accompagnato il percorso mettendo a disposizione competenze, spazi e occasioni di confronto. Grazie anche al lavoro dei servizi educativi, e in particolare di Romain Lavalle, gli studenti hanno potuto approfondire la conoscenza dei beni culturali oggetto dei dispositivi e collocare il proprio lavoro dentro un contesto museale reale.
Questo passaggio non è secondario. Non sempre un museo è disposto ad accogliere in modo stabile artefatti prodotti in ambito scolastico. Perché accada servono fiducia, qualità del percorso e figure professionali capaci di riconoscere il valore pubblico del lavoro degli studenti. Nel caso di Nizza, anche grazie alla disponibilità del direttore del museo Bertrand Roussel, il laboratorio non si è concluso con una semplice restituzione finale: i dispositivi sono entrati nel percorso espositivo, diventando parte della mediazione culturale del luogo.





Per gli studenti, sapere che il proprio lavoro sarebbe stato realmente esposto e utilizzato ha avuto una forte valenza didattica: li ha responsabilizzati, ha dato concretezza al loro protagonismo e li ha portati a misurarsi con la qualità, la chiarezza e l’utilità pubblica di ciò che stavano producendo.


Non solo arricchimento sociale: consolidare competenze linguistiche
La specificità del caso di Nizza, rispetto ad altre esperienze Hi-Storia, è stata la centralità della lingua italiana. Il Co.A.L.C.It. non ha svolto soltanto un ruolo di coordinamento, ma ha portato nel progetto la propria missione istituzionale: promuovere la lingua e la cultura italiana attraverso attività concrete, situate, capaci di uscire dalla dimensione dell’esercizio scolastico.
Gli studenti hanno usato l’italiano per scrivere testi divulgativi, preparare registrazioni audio, presentare il lavoro svolto. Quale livello di competenze? Giudicate voi dalla rapida presentazione fatta dagli studenti del secondo anno (equivalente seconda media).
Accessibilità come confronto con pubblici e persone reali!
Ogni anno il percorso ha portato alla realizzazione di un dispositivo tattile e sonoro pensato per rendere più accessibile il patrimonio culturale anche a persone cieche e ipovedenti. Per questo il progetto non poteva limitarsi a parlare di accessibilità in astratto: aveva bisogno di confrontarsi con associazioni e persone capaci di portare competenze, esperienze e punti di vista specifici sulla disabilità visiva.
Sono state coinvolte realtà diverse, tra cui Solidarsport, Association ARRIMAGE e Association Valentin Haüy, ciascuna con una propria sensibilità: dall’inclusione alla promozione dell’autonomia, fino al rapporto tra arte, percezione e disabilità visiva. In particolare, il confronto con ARRIMAGE e con il suo presidente, l’artista Claude Garrandes, ha permesso agli studenti di avvicinarsi a un tema spesso poco conosciuto: il rapporto tra produzione artistica, fruizione tattile e persone cieche o ipovedenti.



Con una ricchezza e diversità di Associazioni che si occupano di disabilità visive, è stato importante saggiare le peculiarità di ognuna. Per particolarità citiamo Arrimage, che seguendo il suo presidente-artista Claude Garrandes si occupa di produzione artistica e non vedenti, e ci ha insegnato molto su questo binomio sconosciuto a utenti normodotati.






Queste associazioni non sono state semplici destinatarie simboliche del progetto. Hanno rappresentato interlocutori capaci di orientare lo sguardo degli studenti e di ricordare che l’accessibilità non è che coincida con una soluzione tecnica aggiunta alla fine: porta ad un modo diverso di progettare, comunicare e prendersi cura dei pubblici. Non è facile perché i tempi di un laboratorio sono limitati, le attività tante ed eterogenee… ma l’obiettivo è sempre quello di tentare di non avere associazioni chiamate a benedire il prodotto, bensì partner epistemici, cioè soggetti che portano conoscenza dentro l’esperienza didattica, e responsabilizzati/valorizzati in questo ruolo.
Una piccola diplomazia culturale di prossimità
Il caso di Nizza può essere letto anche come una piccola esperienza di diplomazia culturale di prossimità. Non la diplomazia dei grandi accordi tra Stati, ma quella più quotidiana e concreta che passa attraverso scuole, musei, associazioni, comunità locali e istituzioni capaci di costruire relazioni nel tempo. Seguendo quest’ottica, lo studio e la divulgazione (tramite i dispositivi) della lingua italiana è un modo per accennare a storia, scambi culturali e stratificazioni comuni, anche quando non espressi esplicitamente nelle tracec audio. Il patrimonio romano della Costa Azzurra ha offerto un terreno simbolico forte: abbastanza locale da appartenere alla città, abbastanza ampio da parlare a più culture.
Ma la diplomazia non è fatta solo “dal basso” (altrimenti è scambio culturale), e quindi il progetto ha visto coinvolto il Consolato italiano a Nizza, che a contribuito a dare una dimensione che supera il laboratorio scolastico.




Non basta il laboratorio
Il caso nizzardo ha contribuito tanto a mostrarci (e consolidarci) una condizione spesso sottovalutata: un progetto di questo tipo non riesce a reggersi solo sulla qualità del laboratorio, cioè sulla bontà del design didattico. Ha bisogno di alleanze stabili, tempi lunghi, interlocutori museali disponibili, associazioni (e persone!) capaci di validare l’accessibilità e una cura successiva dell’artefatto prodotto. Senza questa continuità, il rischio è che il dispositivo resti un bell’esercizio scolastico; con una rete attiva, invece, può diventare parte della mediazione culturale di un luogo.
Hi-Storia funziona meglio quando il laboratorio non produce solo un oggetto, ma una relazione stabile tra scuola, territorio, patrimonio e pubblici reali.
VUOI SAPERNE DI PIÙ?
