Scrivere un’audioguida accessibile non significa soltanto “descrivere un monumento”. Significa creare immagini mentali che possano essere condivise anche da chi non vede.
Per questo risultano utili strumenti narrativi e retorici: similitudini, analogie, descrizioni sensoriali.
In questo contesto, le tecniche non sono semplici ornamenti stilistici, ma strumenti cognitivi e inclusivi: permettono di tradurre forme e spazi in esperienze immaginabili, anche quando la vista non è disponibile.
Come abbiamo già accennato nella lezione sulla mediazione, nessuna descrizione è neutra: anche quando pensiamo di “limitareci a dire com’è fatto un oggetto”, in realtà stiamo operando scelte interpretative. Le parole non registrano la realtà, ma la ricreano.
1. Descrivere con tutti i sensi
Il primo passo è superare l’idea che “descrivere” significhi elencare ciò che si vede.
Un’audioguida efficace attiva più sensi contemporaneamente, offrendo un’esperienza corporea.
Questo è un esercizio prezioso soprattutto per gli studenti vedenti: li spinge a uscire dal dominio della vista, a esplorare il mondo con tatto, suono, odore, temperatura e movimento. È una vera palestra di scrittura sensoriale.
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Tatto / texture
“La pietra è liscia e fredda, con piccole fessure che puoi seguire con le dita.”
“Il legno è rugoso, con rilievi che sporgono come piccoli nodi.” -
Suono
“La tua voce rimbalza e torna indietro, più forte di prima.”
“I passi producono un rumore secco che si spegne appena ti fermi.” -
Temperatura / atmosfera
“Appena entri, l’aria è più fresca che fuori.”
“Il marmo è freddo, più freddo dell’aria intorno.” -
Cinestetica (spazio e movimento)
“Lo spazio è ampio: i tuoi passi richiedono tempo per attraversarlo.”
“Il soffitto è così alto che la voce impiega qualche istante a tornare.” -
Olfatto
“Si sente un odore di cera fusa e fumo.”
“L’aria profuma di umidità e muschio.”
👉 Qui l’attenzione è sul dato sensoriale diretto. È la base da cui partire, prima di arricchire con la retorica.
💡 Attività veloce extra-Hi-Storia: scegliete un’aula o un oggetto e chiedete agli studenti di descriverlo usando solo sensazioni non visive. Scopriranno che il linguaggio diventa più ricco quando si abbandona la dipendenza dagli occhi.
💡 Attività Hi-Storia: nella fase di visita guidata è importante aiutare gli studenti a uscire dal dominio della vista e ad allenare gli altri sensi. Per questo, nel Toolkit Hi-Storia trovi una scheda agile che li guida a raccogliere appunti multisensoriali.
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Se il contesto lo permette, puoi anche proporre brevi momenti bendati, sempre coordinandoti con la guida: l’esperienza diventa più intensa e memorabile.Variante didattica della nostra attività: distribuisci schede diverse a ogni gruppo: alcuni si concentrano su tatto/odore, altri su suono/spazio, ecc. Alla fine della visita, ogni gruppo condivide i propri appunti: ne nasce un vero e proprio laboratorio di ascolto reciproco.
2. Figure retoriche come ponti cognitivi
Ci sono casi in cui un concetto visivo non può essere reso solo con dati sensoriali.
Come spiegare a chi non vede cos’è una cupola, un rosone, una guglia, elementi inaccessibili al tatto? Qui entrano in gioco le figure retoriche: servono come ponti cognitivi, per trasferire qualità da un dominio noto a uno ignoto.
Lo stesso avviene in altri campi: pensate alle degustazioni di vini, dove si usano continuamente metafore e similitudini per comunicare sapori difficili da descrivere. Il testo, nella fruizione di un dispositivo Hi-Storia, accompagna e rafforza anche l’esperienza tattile (ad esempio, mentre si tocca il rosone, si rafforza e chiarisce il concetto esprimendo una figura retorica).
Per gli studenti la scrittura accessibile diventa un allenamento di scrittura creativa basata sulle figure retoriche.
2.1 Similitudine (la più accessibile)
La similitudine mette in relazione due elementi esplicitando il confronto con un “come” o “sembra”. È immediata e chiara, adatta a descrizioni didattiche o divulgative.
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Forma
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“La cupola ti avvolge come un guscio d’uovo tagliato a metà.”
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“Le colonne corinzie sono come grandi candele scolpite, con scanalature che ricordano colature di cera.”
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Texture
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“La superficie della facciata è come un libro di pietra: ogni rilievo è una storia che puoi ‘leggere’ con le dita.”
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“Le rocce lungo il sentiero sono come la crosta di un pane rustico, irregolari e piene di solchi.”
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Funzione (similitudine analogica)
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“Camminare tra le colonne è come camminare in un bosco: così come gli alberi danno ritmo al sentiero, le colonne danno ritmo allo spazio.”
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Altri sensi
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“Il profumo della biblioteca è come l’aria di una cantina piena di polvere antica.” [olfatto]
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“Camminare nella cripta è come parlare dentro una bottiglia vuota: la tua voce ti accompagna.” [udito]
- “La cupola rimbomba come una grande cassa di risonanza: ogni passo torna indietro moltiplicato.” [udito]
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👉 Quando usarla:
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per facilitare la comprensione con esempi quotidiani;
2.2 Metafora (più evocativa, ma più rischiosa)
La metafora non confronta: identifica. È più intensa ma può confondere se il paragone non è chiaro.
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“Il colonnato è una foresta di pietra.”
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“La cupola è un cielo rovesciato.”
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“Il rosone è un sole scolpito nella facciata.”
👉 Quando usarla:
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in testi narrativi o poetici, per creare impatto emotivo;
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se il contesto fornisce già le informazioni essenziali (la metafora arricchisce, non sostituisce);
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con moderazione, per non sacrificare la chiarezza.
2.3 Analogia (forma + funzione)
L’analogia è un passo oltre: non si limita all’aspetto, ma spiega attraverso la funzione o l’esperienza d’uso.
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“Camminare tra le colonne è come muoversi in un bosco: così come gli alberi organizzano lo spazio naturale e guidano il sentiero, le colonne danno ritmo e ordine allo spazio architettonico.”
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“La cripta è un po’ come scendere in acqua: più vai in profondità, più cambia la temperatura e il suono.”
👉 Quando usarla:
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per spiegare concetti complessi (architettura, spazialità, dinamiche storiche);
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per collegare il patrimonio a esperienze di vita quotidiana;
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in attività di scrittura critica, dove serve mostrare come funziona qualcosa.
2.4 Nota critica
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Le figure retoriche non sono mai neutre: veicolano emozioni, giudizi e valori.
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Similitudini e metafore esclusivamente visive (“fondale rosso fuoco”, “mantello blu cielo”) rischiano di escludere chi non ha memoria visiva.
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Funzionano meglio i riferimenti multisensoriali (tatto, suono, odore, corpo, natura, cibo).
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In didattica, la regola d’oro è l’equilibrio: le figure devono chiarire, non complicare.
💡 Mini-attività per la classe
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Durante una visita guidata scegliere un elemento architettonico per ogni gruppo.
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Fate scrivere un dato sensoriale semplice, es. “Il marmo è freddo e liscio”.
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Riscrivetelo in tre modi:
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Similitudine → “Il marmo è freddo e liscio come il ghiaccio di un lago invernale.”
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Metafora → “Il marmo è un ghiaccio eterno.”
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Analogia → “Toccare il marmo è come appoggiare la mano sul ghiaccio: entrambi trasmettono lentezza e immobilità.”
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Confrontate in classe: quale è più chiaro? quale più evocativo? quale rischia di escludere?
3. Equilibrio tra precisione e suggestione
Un buon testo non deve perdersi né in elenchi freddi né in voli poetici.
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Dare prima le informazioni essenziali (cosa, dove, dimensioni).
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Arricchire poi con elementi sensoriali e retorici.
Esempio:
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Descrizione base: “Il portale è alto tre metri, in pietra scura, con tre archi scolpiti.”
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Descrizione arricchita: “Il portale è alto tre metri, in pietra scura: i tre archi scolpiti sembrano pieghe di un sipario pesante, pronto ad aprirsi sulla scena sacra.”
👉 Qui la retorica non sostituisce la precisione: la potenzia.
4. Narrazione e coinvolgimento
Le audioguide più efficaci non sono solo descrittive, ma anche narrative.
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Domande retoriche: “Cosa avresti provato entrando qui mille anni fa?”
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Aneddoti storici: “Si dice che l’architetto abbia nascosto la sua firma tra le sculture.”
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Dialoghi immaginati: “Immagina la voce del maestro che dice all’apprendista: ‘Qui scolpisci una foglia, lì una vite’.”
💡 Mini-attività per la classe: fate riscrivere una descrizione “neutra” trasformandola in un micro-racconto con un aneddoto o una voce narrante.
5. Lo stile inclusivo
Un testo accessibile deve rispettare alcune regole stilistiche:
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usare frasi brevi e ordinate;
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evitare “come vedete”, preferire “immagina”, “percepisci”;
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non usare giudizi assoluti (“bellissimo”), ma offrire dettagli per far decidere chi ascolta;
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mantenere ritmo e pause, per permettere a tutti di seguire.
Conclusione
Per un docente, questa attività è un’occasione per mostrare che scrivere per l’accessibilità non è solo un esercizio di stile, ma un modo di educare a guardare il mondo con più attenzione.
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Le descrizioni sensoriali allenano a cogliere dettagli che spesso passano inosservati.
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Le figure retoriche aiutano a costruire ponti cognitivi tra esperienza quotidiana e patrimonio culturale. Inoltre la stessa attività mostra un uso “tecnico” delle figure retoriche, oltre la narrativa.
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La narrazione trasforma la visita in un’esperienza condivisa, non solo in un elenco di dati.
Scrivere un’audioguida diventa quindi un laboratorio di scrittura e cittadinanza: parole che aprono l’accesso al patrimonio e creano esperienze comuni, per tutti.